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OSTENSIONE DELLA SINDONE 10 Aprile - 23 Maggio 2010 TORINO «PASSIO CHRISTI PASSIO HOMINIS» |
Di fronte alla Sindone possiamo intravedere quattro sguardi. Il primo sguardo è uno sguardo di curiosità. Nell’ostensione del 1978, l’ostensione naïf, che però ha aperto le successive e frequenti ostensioni, l’autista di un pullman che aveva portato dei pellegrini a Torino a un certo punto dice: «Visto che ho tutta la giornata davanti vado anch’io a vedere quella “roba là”». Si mette in fila e poi gli viene chiesto che cosa ha provato davanti alla Sindone: quella “roba là”. Risposta: “Mi si sono ingarbugliati tutti i sentimenti”. Non sappiamo se quello sguardo abbia avuto poi una storia e non ci interessa nemmeno saperlo, perché soltanto Dio legge nei cuori. Un secondo sguardo, quello scientifico, che indaga sull’origine della Sindone: è lo sguardo della curiosità intellettuale che sempre ci perseguita, e questo sguardo lo lasciamo ai competenti. Un terzo sguardo è lo sguardo della solidarietà. Sempre nel 1978 una persona, all’uscita del Duomo, dice: “Guardando la Sindone mi sono immedesimata e ho capito che esiste qualcosa che ci unisce tutti, qualcosa di soprannaturale”. È lo sguardo che di fronte alla Sindone vede tutte le passioni e le sofferenze dell’uomo, che raccoglie in uno sguardo umano e di fede tutte le indicibili sofferenze dell’umanità: sofferenze personali e collettive, sofferenze provocate dagli uomini: la shoah, i gulag, la rivoluzione culturale cinese con i suoi cento milioni di morti... e potremmo proseguire! Sofferenze provocate dalla natura: lo tsunami, i terremoti, i morti: 200 e più bare... come abbiamo visto all’Aquila nei giorni scorsi! E poi le sofferenze causate da tutti i nostri sbagli che oggi non chiamiamo più peccati, ma “sbagli”, che causano ferite, tante volte non facilmente rimarginabili. E giungo a un quarto sguardo: ma forse non dovrebbe essere il primo? Lo sguardo della verità! Guardo la Sindone: non so se è l’impronta di Gesù, ma io vedo lui. Vedo lui, ma vedo anche me e vedo la tragedia della storia. Tragedia che consiste in una pandemia di cui siamo tutti affetti: sguardo di verità! Questa pandemia non proviene dai polli o dai suini, ma dalla cattiva coscienza dell’uomo. La pandemia del vittimismo: malattia grave, sapete! In che cosa consiste? Consiste nel fatto che sono sempre gli altri che hanno torto, sono sempre gli altri che sbagliano, sono sempre gli altri che causano danni. Noi – e io mi metto in prima fila - siamo sempre le vittime. I carnefici sono sempre gli altri. E allora guardo Gesù nell’uomo crocifisso: lo vedo, questo Gesù, andare malconcio, molto malconcio, davanti a suo Padre-Dio e lo sento dire: “Mi accollo io i loro peccati che chiamano “sbagli”, o Padre, e tu, Padre, perdonali”. Poi Gesù, nell’uomo crocifisso, viene davanti a me: “Vedi come ti ho voluto bene!”. E la mia pandemia guarisce. Guardo la Sindone e dico: “Io sono il carnefice, Signore, Ti ho proprio conciato male! Tu sei la vittima innocente, e allora perdonami, Signore!”. Così, lo sguardo alla Sindone, lo sguardo della verità, diventa lo sguardo dell’affetto, e lo sguardo dell’affetto diventa il grande sguardo dell’abbraccio. Parto dalla Sindone per non condannare più nessuno, ma per abbracciare tutti. Passio Christi, passio hominis, sperando che la passio Christi diventi per tutti noi anche la nostra passione, come vera ragione di vita. Mons. Dario Berruto | |
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